23. Kebab (William)

Ho appena acceso la radio, passano un pezzo che fa così:
“Lampioni e portici, è andata così, piccola istrice dagli occhi bui…” mi ha ricordato te, così ho deciso di scriverti due anni dopo la tua lettera d’addio, che ho letto e riletto mille, un milione o forse un miliardo di volte. Almeno.
Sono sveglio dalle sette di stamattina, guardo fuori dalla finestra attraverso le fessure della persiana, il cielo oggi è grigio e piove forte sulla città, è così insolito vederla con questa luce cupa. I fari rossi degli stop posteriori delle auto riflettono la loro luce sull’asfalto nero bagnato creando delle sfumature color rubino.
Te ne sei andata via, come dici tu “via da noi”, per mesi sono rimasto qui ad aspettare impazientemente il suono spiacevole della sveglia sperando fosse tutto un sogno, un po’ come il tuo, quello in cui fuggivi dal branco di pesci e ti rifugiavi dentro quell’anemone, così diversa da te, ma allo stesso tempo complementare.
Qualche giorno fa ho sentito alla TV che molto spesso le persone che vincono grossi premi alla lotteria, nel giro di qualche tempo finiscono a diventare più povere rispetto a quando hanno vinto il premio.
Ogni giorno mi arrendo a vivere dentro una bolla di apatia in cui la vita attorno a me va avanti, ma dentro non succede niente e l’ossigeno presente è lo stretto indispensabile per la mia sopravvivenza, non posso più condividerlo con altre persone, così come facevo con te. Ogni giorno mi impoverisco, un pezzetto di te vola via. Continuo a rivederti nei nostri luoghi, quelli che ci hanno visto protagonisti illuminati dall’occhio di bue delle nostre vite. Sento che è arrivato il momento di riprendersi.
Il pezzo alla radio continua a suonare “Nella città che ha il cuore di un istrice ti cercherò in un traffico di anime…”, sembra scritto per me, ti rivedo nelle facce dei passanti inconsapevoli che mi ritrovo davanti, le tue espressioni e il tuo sorriso riecheggiano nei visi altrui confondendomi. Ed ecco il mio cuore stretto attorno a una morsa ogni qualvolta mi accorgo dopo qualche secondo che non è la mia Kate, ma solo una brutta copia.

Inizio a dimenticare i tratti del viso, il colore dei tuoi occhi e l’odore della tua pelle, non ho intenzione di continuare a perdere brandelli di te giorno dopo giorno.
Il fumo di una Marlboro rossa mi fa compagnia mentre ti scrivo, ho appena salutato nonna e chiuso la valigia, quella grande, quella per i lunghi viaggi, stringo tra le mie mani il biglietto per Londra, non so se strapparlo o venire a cercarti ovunque tu sia. Sei sempre lì, l’occasione della vita, quella che non si spreca. Tu, il premio milionario della mia personalissima lotteria.
A presto.

Will

Gennaio 2013

Fine.

Un ringraziamento speciale a tutti i miei lettori, amici e fans che mi hanno supportato e dato la forza di continuare questo progetto nato dal nulla e cresciuto giorno dopo giorno grazie a loro.

Spero sia stato un racconto piacevole, è stato bello condividere con voi questa avventura. Una menzione speciale andrebbe fatta per tutti i personaggi presenti nel romanzo, in particolar modo a William&Kate. Mi mancherete.

Un ultimo ringraziamento va fatto anche alle/alla persone/a che hanno ispirato le varie vicende contenute nel blogmanzo.

Un Abbraccio grande.

P.S. Se vi va PUBBLICIZZATE questo racconto ai vostri amici e non, scrivetemi e aggiungete su Facebook ====>  https://www.facebook.com/champagnekebab

Manu

Lampioni e portici
è andata così
piccola istrice
dagli occhi bui

Quel bacio alcolico
rossetto e guai
è stato facile
e non lo è stato mai

Chi ci ricorderà
chi ti farà ridere
per chi ti smarrirai
chi userà lo sguardo tuo
chi lo fa al posto mio
io dove sarò?

Tra il fiume e i portici
già buio alle sei
cuore selvatico
quanti anni hai
“non dirmi amore mai
ma incantami, dai
è così facile”
e non lo è stato mai

Chissà chi pungerai
chi ti farà piangere
chi ti addormenterà
chi userà lo sguardo tuo
chi lo fa al posto mio
io dove sarò?

Nella città che ha il cuore di un istrice
ti cercherò in un traffico di anime qui…

Chi ci ricorderà
chi ti farà ridere
per chi ti smarrirai
chi userà lo sguardo tuo
chi lo fa al posto mio
io dove sarò?

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22. Champagne (Kate)

…Qualche anno dopo…

*************
A volte basterebbe solo un po’ di coraggio, quello che non ho, o meglio quello che non ho avuto e che forse non avrò mai.

Ora starai leggendo e rileggendo questa lettera di continuo e probabilmente avrai già rotto qualcosa in casa mandandomi al diavolo ripetutamente. Ti conosco come le mie tasche.

Ho appena passato i controlli di sicurezza e il gate, ora sono seduta sulle seggioline verdi dell’aereo e sfogliando una rivista la foto di un ragazzo abbronzato mi ha fatto pensare a te e così eccomi qua a scriverti quattro righe dietro la carta d’imbarco.

Ho acceso l’ipod in modalità casuale, mi è capitata “Please Please Please Let Me Get What I Want” dei The Smiths, quella che un giorno dopo avertela dedicata e fatto leggere la traduzione, tu mi hai fissato con il tuo solito sguardo perplesso e mi hai detto “Che vorresti dirmi con questo?”.

Vorrei dirti che è arrivato il tempo di cambiare, di liberarci, l’uno dall’altro, che so bene la fortuna che ho avuto ad averti accanto, sei stato il mio amore infinito, il mio primo e unico uomo, ma ora è tempo di andare oltre, di fare le nostre scelte, emancipandoci.

Vado via da noi. O meglio da quello che col tempo siamo diventati dopo i nostri anni di amore che col passare del tempo si sono tramutati in altro, in un mostro fatto di gelosia, incomprensioni, possessività, malintesi e discussioni

Eravamo la brutta copia di noi stessi, un falso di infima fattura. Scappo dalla monotonia che oramai si era impadronita di noi, che ci aveva reso schiavi. Io di Will e tu di Kate. La favola, la nostra quella formata dai “Non ci lasceremo mai” “Ti amerò sempre” e i vari “Per te ci sarò sempre” era solo una felice illusione, vorrei dirti ora le stesse cose, ma oramai è inverno, è tutto appassito, noi compresi.

Portavamo ognuno i fardelli immensi dell’altro, incoscienti. Il mio destino non è, non può essere l’insicurezza, l’instabilità. Voglio essere padrona della mia vita, voglio cambiare i fattori a mio piacimento ottenendo il risultato che ritengo migliore per me.

Ti scriverei sempre e per sempre, ma il nostro tempo è finito, farei solo un errore privo di razionalità e criterio. Questa è la scelta migliore, volare via da te, dalle abitudini oramai arrugginite e malfunzionanti. Ti auguro il meglio, quello che non ho mai saputo darti con i miei aculei molto spesso troppo dolorosi per te.

L’aereo inizia a muoversi e io con lui, l’università mi aspetta, Londra mi aspetta.

E’ tempo di cambiare, lasciami la libertà questa volta.

Febbraio 2011, Kate

Good times for a change
See, the luck I’ve had
Can make a good man
Turn bad

So please please please
Let me, let me, let me
Let me get what I want
This time

Haven’t had a dream in a long time
See, the life I’ve had
Can make a good man bad

So for once in my life
Let me get what I want
Lord knows, it would be the first time
Lord knows, it would be the first time

21. Il FARO (Kate & William)

Beh, si lo devo ammettere, mi ero sbagliata, sbagliata di grosso. Come si dice, l’abito non fa il monaco, l’apparenza inganna, la barba non fa il filosofo e chi più ne ha più ne metta. Infondo dai diamanti non nasce niente…

Uscendo dal bagno squallido della discoteca dopo uno scambio di sguardi e un semplice saluto, arrivò. Così, improvvisamente e stupefacentemente un torrente di parole tanto inaspettato quanto piacevole, una dolce cascata sotto la quale rimanere ore e ore a rinfrescarsi. E noi sotto felici e ubriachi. Tutto questo non mi turbò affatto, non sentivo più quel fastidio indefinibile nei suoi confronti, sembrava di conoscerlo da sempre, era così carino, con me voleva fare il bravo ragazzo. Si tolse la corazza per mettere a nudo il suo lato pulito, quello che con non mette mai in mostra. Si aprì serenamente a una sconosciuta, probabilmente la fortuna mi precipitò addosso come chi compra un biglietto della lotteria con il resto delle sigarette e diventa milionario.

Voleva evitare di fare gaffes, era in imbarazzo, continuava a toccarsi i capelli cortissimi e a ogni parolaccia mi chiedeva scusa. Gli dissi di stare naturale che sembrava un pezzetto di legno, gli sbottonai il primo bottone della camicia e gli dissi “Relax baby, non ho mai mangiato nessuno, sembri un boy scout tutto abbottonato!” lui sorrise e si tranquillizzò poco dopo. Tutto il resto, quello che ci circondava, rimase fuori, lontano anni luce da noi. Ignorammo il nostro contorno: le luci viola e blu, la musica dance anni ’90, i buchi nelle calze velate delle ragazze, le risate sguaiate, il rumore che fanno i barman quando rompono il ghiaccio per i pestati, le camicie bianche e griffate dei ragazzi, le persone ubriache sdraiate nel praticello al nostro fianco.

C’eravamo solo io e lui, il mondo in festa per il ferragosto e noi a ridere seduti su una panchinetta poco distante dalla pista.

Dopo dieci minuti arrivò Giovi con la faccia stravolta, un paio di occhialoni rosa, enormi a forma di cuore, un boa di piume rosso attorno al collo e la camicia macchiata di un liquido non ben definito. Si guardò la macchia “Minca, il delirio ragazzi. Non potete capire cosa tutto non è successo in quella pista, Madonna Santa. Un bordello. Scusate, vi ho disturbato? Piacere Giovi!” gli tese la mano e si scusò per l’equivoco del post-it nella macchina che poco prima mi aveva raccontato facendomi ammazzare dalle risate (Povero amico mio).

Dobbiamo andare già via? Siamo arrivati neanche un’oretta fa!

Guarda il cielo, le stelle non ci sono più, sta albeggiando, sono le sette del mattino. Forse il tempo è passato molto più in fretta di quanto tu pensi! Siete seduti qui da  più di due ore!

Ci demmo appuntamento il giorno successivo in Piazza Repubblica, davanti a un grande bar in cui i ragazzi erano soliti passare le mattinate in vela. Quella sera il sole splendeva caldo sulla città, al mio arrivo lo vidi, mi nascosi dietro un palo e lo osservai per qualche minuto camminare avanti e indietro in piena “ansia da prestazione” fumando come un matto. Era divertente vederlo lì agitato, sbucai da dietro il lampione e gli dissi “Buu, che fai qui tutto teso? Ti ho già detto che non mangio mica!”.

*********

Mentre l’attendevo mi fumai mezzo pacchetto da dieci in cinque minuti, una al minuto, ero teso, sai com’è con queste, no? Ti osservano, ascoltano, studiano in ogni momento pronte a coglierti in fallo al primo errore che commetti. Saltò fuori da dietro un palo per farmi spaventare, mi disse che era a guardarmi da un po’. Che vi avevo detto io? sono fatte così.

“Che facciamo?”

“Prendiamo un caffè!”

“Non mi piace il caffè, al massimo una tisana” Ecco. E te pareva, secondo te a queste piace il caffè? No, deve fare la particolare a tutti i costi.

Ci sedemmo ad un tavolino all’aperto, lei prese una tisana al finocchietto o qualche merda del genere, io un caffè lungo e una mezza d’acqua, la fissai qualche secondo. Che sorriso. Che bella.

“Guarda che ci sono 900 gradi, perché ti prendi una tisana? Poi al finocchietto selvatico, ma che diamine di gusto è?”

“Allora tu non prenderti il caffè che già ti vedo agitatissimo, magari ci lasci le penne. MAGARI”

Touchè. Colpito e affondato.

Passammo un pomeriggio fantastico, zio per l’occasione mi prestò la sua Mini No fazzasta callonarasa eh” “Si tranquillo, starò attentissimo!”.

Dopo il caffè salimmo in macchina, la portai su per le stradine sterrate dietro la Sella del Diavolo a Calamosca per vedere il tramonto, era tutto perfetto. Lei appoggiata con la schiena alla macchina, io davanti a lei entravo nei suoi occhi di continuo, ci cadevo dentro e perdevo le parole di continuo, lei sorrideva e si passava continuamente le mani tra i capelli.

“E’ proprio bellissimo il tramonto qui, guarda che colori”

“Già, mica come te. Bruttona”

“Bruttona a chi? Brutto gaggio che non sei altro!”

“Non sono gaggio, ho stile e eleganza!”

“Si, si. Somigli proprio a Rodolfo Valentino guarda”

Touchè numero due. Il sole ci illuminava forte con la sua luce rossa e calda, stava iniziando a calare dietro l’orizzonte delineato dal mare, mi avvicinai a lei, le guardai le labbra, rimase in silenzio, mi fissava, le presi le mani tra le mie, lei mi abbracciò sorridendo, inchinai la testa mi portai all’altezza dei suoi occhi, comunicammo in silenzio lei dentro me e io dentro lei.

Avvicinai la testa per baciarla, lei mie il suo indice sulle sue labbra e mi disse “Hey, stai buono, non bacio mai al primo appuntamento, che ragazza sarei?

Io mi allontanai, feci un passo indietro mi sedetti su un grosso masso al lato della strada, la fissai con aria di sfida, lei si avvicinò, mi diede un bacio sulla guancia “Dai, non fare quella faccia,  scemo! Mi offendo io, eh.”

Si riappoggiò sulla macchina, io mi alzai, mi misi al suo fianco, e guardai l’orizzonte insieme a lei, oramai il sole era quasi completamente calato, il faro accese la sua luce e iniziò a illuminare tutta la costa “Vedi questo è un segnale, anche il faro mi sta dicendo: B-A-C-I-A-L-A”

Così, si mise davanti a me, il faro illuminava il mio viso ad intermittenza, lo vedevo riflesso nei suoi occhi, pose la sua mano sulla mia nuca, si avvicinò diretta al mio orecchio e mi disse “Solo perché me lo dice il faro”.

*********

Quando William e Caterina di baciarono la musica proveniente dalla macchina si interruppe, il vento finì di soffiare impedendo alle onde di continuare a infrangersi sulle rocce e il faro bloccò la sua luce intensa su loro, come in uno spettacolo a due protagonisti. Godot quella volta arrivò.

Rimasero lì appoggiati sullo sportello dell’auto a stringersi le mani, guardarsi negli occhi sorridendo e baciarsi tra una carezza e l’altra per ore, d’improvviso il faro si spense e la luna lasciò il posto al sole, era ormai mattina.

Dizionario

No fazzasta callonarasa: non fare coglionate

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Fonte foto: http://www.juzaphoto.com 

20. Capolinea (William)

 Rilessi il messaggio una, due, dieci, venti volte.

“Ciao, sono Cate. Immagino che tu lo sappia già chi sono, ti mando questo sms per scusarmi per le mie reazioni spropositate, inoltre volevo cogliere l’occasione per ringraziarti per lo spiacevole episodio al mare. Grazie ancora, ti sono debitrice. Bacio, Cate”

 Cancella>Conferma

Ma sei pazzo?? Perchè non le hai risposto subito?”

Bo, mi ha rotto il cazzo questa situazione, non sono mica un giocattolino. Ok ci sta corteggiare una ragazza, starle dietro va bene, ma sino a un certo punto. Seu arrosciu! Ti sono debitrice. Ma levati dalle palle, va”

Andrea mi guardò dall’alto della sua sapienza e annuì. Ero stanco di dover lottare per conoscere una ragazza, mica esiste solo lei nell’universo.

“Il mondo è pieno di gnagna, Nebò ”.

Questa era il consiglio di zio Lucio, il migliore che potesse darmi!

Andai in palestra per sfogare la rabbia, la scritta Leone sul sacco da boxe andava avanti e indietro. Ma che cazzo di messaggio mi ha mandato? Poi dopo moltissimi giorni, come se io dovessi stare al suo servizio, non sono mica un maggiordomo. Non mi è mai piaciuto stare dietro alle persone, figurati di una viziata dei miei coglioni. Zero. Terminato l’allenamento mi feci venti minuti di corda, sai com’è? La sera avevo in programma di andare in serata con i Bro.

“Prendiamo un Pampero e facciamo fuoco e fiamme oggi, altrochè”

“Ma noo, prendiamo un Tequilino agile”

“Ok, vada per sta’ tequila!”

**********

Marco fece cadere parecchie volte il bicchierino bianco, sul tettuccio della 206 nera che ormai era completamente bagnato e appiccicaticcio. Dopo l’ultimo shottino “Para arriba, para abajo” entrammo nell’ampio locale, in riva al mare con la pista all’aperto e i divanetti bianchi agli angoli. Quel giorno c’era tutta, ma proprio tutta la città, era l’evento dell’estate, la notte di Ferragosto.

Io passeggiavo lungo la stradina tra il prato verde, vista annebbiata e camminata ciondolante.

 Si va a caccia.

Eccola!

 Se ne stava insieme alle amiche appoggiata a un parapetto in metallo. Mini gonna bianca, trucco pesante con l’eyeliner che disegnava il suo sguardo provocante, scollatura profonda e gambe abbronzate da paura, di quelle che fanno girare la testa. Mi avvicinai da lei col fare sicuro di chi ha lo stomaco appesantito e la testa alleggerita da mezza bottiglia di tequila.

“Ciao bella!”

“Ciao Willi, quanto tempo!!! E’ veramente un piacere vederti”

Mi abbracciò, mi strinse stretto al suo petto, sentii tutto quello che il suo corpo perfetto aveva da offrire.

Hey, che prendi da bere??” le chiesi.

“Allora, io un cosmopolitan!”

“Ottimo, io un rum e cola, arrivo subito baby”

Cazzo, che bona. E che culo che ha, oggi è la volta buona che…

“Ci metto anche una fettina di limone nel rum e cola?” Mi chiese il barman.

“Come? Ah si, grazie”

Tornai da lei con il cocktail, glielo porsi, lei apprezzò il gesto, mi guardò fisso negli occhi e mi fece un occhiolino provocante.

Oggi è la volta buona che… X2

Nel giro di mezz’oretta rimanemmo solo noi due, seduti sul divanetto in ecopelle bianco, lei era simpatica, allegra e bona, o forse ero io troppo ubriaco per distinguere le cose.

“Oi Angy, mi accompagni al bagno? Devo cambiare i liquidi. Ahahah

Lei sorrise mettendo in evidenza le guance rosse come due arance, le allungai una mano e lei mi prese a braccetto e si strinse a me.

Arrivati al bagno entrai in quello degli uomini, lei rimase in fila per quello delle donne, terminato il cambio liquidi, rimasi in sua attesa nell’anticamera. La porta del bagno delle donne si aprì e uscirono due, forse tre ragazze in fila indiana, dopo qualche secondo la porta si riaprì.

“Ciao”

“Ciao, che ci fai qui? come stai?”

“Che ci faccio qui? E tu? Comunque bene, o meglio ubriaco, quindi bene, tu?”

“Anche io!”

“Anche io è perchè stai bene o perchè sei ubriaca?”

“Entrambe! Ahahah”

Continuammo a scambiarci battute una dopo l’altra come se avessimo passato tutta la serata insieme e non ci fossimo mai staccati, come se ci conoscessimo da anni e avessimo ripreso una conversazione lasciata a metà trenta secondi prima. Angelica rimase attonita, in silenzio a guardare la scena di noi due complici conversare come neo amanti davanti a quegli squallidi bagni e le zanzare che svolazzavano attorno alle luci al neon.

Caterina era fantastica dalla testa ai piedi. I capelli lunghi, sciolti, leggermente mossi ricadevano delicatamente sulle sue spalle scoperte colme di piccole lentiggini, nasino all’insù alla francese, trucco leggero, sorriso bianco sfolgorante come sempre e quello sguardo. Il suo, magnetico e gentile allo stesso tempo, ci caddi dentro, piacevolmente, ero arrivato al mio capolinea, quello che inseguivo da tempo all’improvviso era lì davanti ai miei occhi più bello che mai.

Angelica mi diede le spalle, camminò rapidamente, raggiunse le sue amiche senza degnarmi di uno sguardo con fare scocciato, anzi di più.

Ma che importa adesso?

Traduzioni

Seu arrosciu: Sono stanco

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19. L’armistizio (KATE)

 Passai l’intera mattinata a telefonare Giovi, nulla, nada: dopo due squilli partiva diretta la segreteria telefonica, evidentemente se l’era presa per l’avvenimento al Bastione, giustamente aggiungerei.

Misi il primo vestito sotto mano, presi una bottiglia di vino rosso della collezione di papà dalla dispensa, lo misi in borsa e uscii di casa, passai per il tabacchino, pacchetto da dieci e in seguito alla fermata, direzione casa di Giovi.

Arrivata sotto casa sua suonai il campanello. Driiin.

Chi è?”

Sono Cate, Giovanni è in casa?”

Ehm, ehm (colpi di tosse) no, no Giovanni è uscito”

Giovi, dai, aprimi! Riconosco la tua voce, non mi freghi”

No, fanculo, sono arrabbiatissimo con te, mi hai fatto fare una figura di merda colossale”

Si, lo so. Apri la porta che ne parliamo, sono venuta a chiederti scusa in ginocchio, farò di tutto, ti prego!”

Pensi di cavartela con così poco??”

No, infatti, tu apri che ne parliamo a quattro occhi o a sei nel caso tu abbia gli occhiali indosso!”

Aprì il portoncino che dava direttamente sulla strada, salii quattro rampe di scale facendo due scalini alla volta, arrivai al portone blindato di casa, lo trovai chiuso, suonai nuovamente il campanello, dopo qualche secondo un fogliettino bianco scivolò da sotto la porta fino ai miei piedi.

Sei una brutta TROIONA. Dopo il tuo pessimo comportamento sarai mia serva per almeno un mese, dovrai servirmi e viziarmi come mai, sono finiti i vecchi tempi di pacchia. Ora se vuoi entrare nella mia reggia, stupiscimi!”

Rimasi qualche secondo là fuori a pensare.

Egregio Signor futuro Dottor, la prego, mi faccia entrare, ho peccati e colpe da farmi perdonare. Ti farò cerette e pedicure

 

Pochi istanti dopo si sentì il rumore secco della chiave fare un giro nel meccanismo della porta, più in basso un altro bigliettino passò da sotto la porta

-1 bravina, ma puoi fare molto di più”

 

Presi lo smalto verde dalla borsetta e scrissi sul bigliettino “PERDONAMI e guarda dallo spioncino”, mi misi davanti alla porta con la bottiglia in bella vista e il sorriso stampato sulla faccia.

La porta si spalancò, nel mentre lui si era già in camminato verso il salotto, corsi verso le sue spalle, saltai come una gazzella e mi aggrappai alla sua schiena sbaciucchiandogli tutto il collo, lui urlò come una checca assoluta cercando il modo di dileguarsi.

**********

Dopo qualche ora di chiarimenti e sigarette arrivammo a un patto, fino al suo compleanno avrei dovuto fare tutto, o quasi, quello che mi avrebbe chiesto, la richiesta iniziava da subito.

Mi portò a casa, mi disse che avevo trenta minuti, non uno di più, per docciarmi, scegliere il vestito, truccarmi e scendere giù.

Quella volta non avrei potuto sgarrare di un minuto, e così feci. Vabbè, mi truccai in macchina, lo ammetto. Presi un vestito colorato, era un bel giorno soleggiato, Giovi mi portò su, in Viale Europa per sbevacchiare la bottiglia di vino di papà. C’era un tramonto da paura, quelli che vedi solo qui in Sardegna, quelli arancioni-viola-rosso con le nuvole gialline dipinte qua e là, quelli che si riflettono sulle saline da dove partono i fenicotteri rosa con il collo affusolato.

La sera diventò notte, la bottiglia diventò vuota e la testa pure.

Eravamo felici e spensierati, era il giorno di ferragosto, già sapevo che avrebbe proposto Giovi. Infatti dopo una pizzetta al taglio nella pizzeria con la fila interminabile, si, quella più buona di Cagliari, lui mi fissò e con un semino di pomodoro ancora attaccato sul labbro inferiore mi disse:

Oggi c’è un seratone! Noi andremo lì e tu non farai questioni, ci troveremo il pivello e tutti vissero felici e contenti. Ah, paga il conto piccola pallina di merda”

**********

Prima di partire per la discoteca facemmo sosta a casa di Giovi per rubare una bottiglia di vino bianco dal suo frigo. Di soppiatto entrò a casa senza fare un minimo di rumore, si guardò circospetto a destra e a manca, arrivò in cucina, aprì il frigo, prese la bottiglia, la ripose sotto la giacca con accuratezza come se fosse la cosa più preziosa del mondo, si mise a correre nel corridoio per fare più in fretta, scivolò sul tappeto, il quale slittò lungo il parquet per qualche metro, Giovì rimase qualche secondo lì seduto col culo per terra. Dopo cinque minuti a rotolarsi dalle risate svegliando l’intero condominio, scendemmo le scale. Via, verso l’infinito e oltre!

Un’oretta dopo la pista era un mix di luci e colori, la musica andava, noi ballavamo amici come sempre o forse più di prima. Tutto era così bello, così perfetto.

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18. La regola dei tre giorni (William)

 

Guardai il calendario, 25 giugno. Preparai la caffettiera, mi cadde del caffè sul tappeto della cucina Porco *#@! ” con il piede cercai di spingerlo sotto il mobile del lavello, proprio in quel momento arrivò nonna alle mie spalle.

Ti sembra modo di esprimerti questo?! Ma chi te le insegna queste porcherie?”

Nonna, una bestemmia al giorno toglie il medico di torno. Poi comunque ho detto zio”

Si, certo. Un bestemmia al giorno ti porta all’inferno, altroché. Pulisci immediatamente con scopa e paletta. Il mobile non è una pattumiera”

Passai la scopa in tutta la cucina, me ne andai in camera, accesi il pc e guardai le notifiche di facebook, ormai erano passati due giorni dal messaggio. Non avevo ancora ricevuto nessuna risposta.

I miei pensieri ruotavano attorno a un punto preciso, un cardine. Tutto ciò mi martellava. Cos’ho che non va? Dove ho sbagliato? Come bisogna comportarsi per corteggiare una ragazza? Una ragazza di diverso status sociale, sia chiaro.

Soliti siti, solito giro di facebook, soliti profili. Mandai un messaggio in chat ad Andrea, avevo necessità di consigli, non per nulla è Dottor Casanova.

Oh, sono depre”

Perchè Will?”

Come perchè?! Sono passati due giorni e non mi è arrivata nessuna risposta dalla tipa… ma ti sembra normale”

Eh certo! Si vede che sei uno sprovveduto e frequenti donzelle di facili costumi… Le donne mica sono così, cioè, non è che gli mandi un sms (brutto) e loro ti rispondono subito…devi seguire la famosa Regola dei tre giorni

Daa, che cazzo di invenzione è mai questa?”

Questa non è un invenzione, è un teorema. La mia enorme esperienza mi ha portato a scoprire ‘sta legge. La regola dei tre giorni… penso che, prima o poi, ci scriverò un libro su questo teoria. Vedi, quando conosci una pivella, indipendentemente che sia bionda, mora, rossa, con o senza baffi, e questa ti da il suo numero non vuole mica che gli invii messaggini a nastro, soprattutto subito. Devi lasciarla cuocere a fuoco lento! Ma neanche il giorno dopo, devi aspettare e aspettare. Se non lo fai hai già sbagliato in partenza… non te la darà mai… ”

Ma baccagai… e perchè si chiama dei tre giorni?”

Ahahahaha… dai, te la darà solo perchè tu seguirai i miei utilissimi consigli…Allora si chiama dei tre giorni perchè una donna risponde sempre dopo tre, o in alcuni casi cinque, giorni a un sms. Mica è così semplice. Cioè, loro, vogliono essere sempre desiderate… sono furbe… devi inseguirle, ma non in maniera insistente… capito? Mica devi fare il maniaco rompicazzo che le perseguita e si offende per un sms non risposto. E’ un po’ come andare a pescare. Non è che butti l’esca a mare e subito il pesce ci si attacca, ci vuole anche l’esca adatta”

Boh, non ho capito bene…Praticamente io conosco una tipa, lei mi da il numero, io le invio un sms e lei mi risponde dopo tre giorni”

Delle volte cinque”

Ah, si. Tutto questo perchè si vogliono far desiderare? Ma che mincata è mai questa?!”

Eh Willi, sono donne, funzionano così!”

Un suono improvviso accompagnato da una vibrazione mi svegliò dal pisolino pomeridiano, il televisore ancora acceso, così come la pala del ventilatore oscillava a destra e a manca. Nuovo messaggio. Lo lessi:

Ciao, sono Cate. Immagino che tu lo sappia già chi sono, ti mando questo sms per scusarmi per le mie reazioni spropositate, inoltre volevo cogliere l’occasione per ringraziarti per lo spiacevole episodio al mare. Grazie ancora, ti sono debitrice. Bacio, Cate”

Il Ventilatore si bloccò improvvisamente, la parte superiore non ruotava più su se stessa e le pale si fermarono all’istante. L’immagine alla Tv rimase impressa sulla faccia di un uomo che litigava con un altro durante un talk show. Arieccolo! Ma che succede?

Mi ha risposto! Mi ha risposto! Si vabbè, dopo mille giorni.

La sua risposta fu come uno sparo su un vetro antiproiettile, lo frantumò senza romperlo. Non mi provocò la reazione prevista, non ero felice, anzi. Mi incazzai. Non esistono regole, metodi di seduzione, fanculo. Che cazzo sono io? Un giocattolino? Non credo proprio. Che si fottano le teorie del terzo giorno-cinque e le torte.

Tema del capitolo: Precius – Depeche Mode

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Fonte foto: Facecoverz

17. La ricetta (William)

CERCA SU FACEBOOK:  Champagne&Kebab

Il Blogmanzo va letto dall’origine ( 00. KEBAB (William) ) sino all’ultima uscita disponibile.

In questo periodo ti vedo così strano. Che ti succede? Qualche ragazza ti sta facendo star male? Ascolta a nonna Willi, sai, le donne sono un po’ come le torte. Mi spiego meglio, le vedi finite, lì sul bancone della pasticceria o sul tavolo della cucina. Sono bellissime, sembrano perfette, nate così senza sforzi o impegno, bhe, c’è molto di più in una torta, non è solo estetica, non è solo apparenza, dietro c’è tanto lavoro. Per fare una torta, una buona torta, non basta mettere un’accozzaglia di ingredienti a caso insieme, bisogna seguire un procedimento, un metodo. Così come per corteggiare una donna, serve un mix di elementi messi insieme al momento giusto e nel modo giusto.”

Oh nonna, ma ta ses narendi? Oggi non è proprio giornata per queste storie stupide.”

Aprì il frigo e prese tre uova dallo sportello.

Vedi, Inizialmente serve molta attenzione ai dettagli. Bisogna osservare, avere l’accuratezza di capire il carattere di chi hai di fronte, nella sua completezza. Individuare i pregi e i difetti. L’attenzione nell’ascolto è essenziale. Bisogna, con oculatezza, prestare attenzione ai dettagli, a quello che le donne ti dicono direttamente, ma soprattutto indirettamente. Magari non con la bocca, ma con i modi,  con i loro atteggiamenti, con gli sguardi.”

Separò in due diversi contenitori gli albumi dai tuorli con premura.

Vedi, è come una ricetta. Nei momenti giusti, dopo aver osservato, ascoltato e capito, bisogna intervenire con decisione e sicurezza. Un uomo deve essere deciso, deve mostrarsi alla propria donna forte e sicuro delle proprie azioni”.

Prese un mestolo e iniziò a sbattere e mescolare con forza i tuorli dosando con attenzione lo zucchero, dopo prese gli albumi e mi disse:

Se non ci metti decisione una donna se ne rende conto, le ragazze hanno bisogno che tu infonda sicurezza e decisione nel momento giusto, così come gli albumi, se non li sbatti con fermezza loro non montano ” aggiunse lo zucchero e continuò “Ma alla forza e sicurezza, va aggiunta la dolcezza”.

Io continuai a guardarla stralunato, ma allo stesso modo affascinato da questa lezione di cucina/corteggiamento.

E’ necessario avere pazienza con le donne, una volta che hai fatto colpo devi seguire con il corteggiamento giorno dopo giorno, come con questa torta. Bisogna lavorarla continuamente per qualche minuto”.

Dopo unì i due composti, li amalgamò insieme, prese la farina e la setacciò.

Poi ovviamente tutto quello che ti ho detto va dosato e filtrato nella giusta maniera e il gioco è fatto!”

Imburrò la teglia, versò il contenuto del recipiente al suo interno e la mise in forno, mi guardò negli occhi e mi disse

William, tuo papà era un po’ come te, scapestrato, randagio, selvaggio. Poi conobbe tua mamma, si innamorò in un momento, tutto in un istante. Quando mi parlava di lei gli si illuminavano gli occhi, in questo momento me lo ricordi tanto, ti sei innamorato su sposu?”

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